E uscito un libro che racconta i vizi e le manie dei nostri connazionali all’estero
Sara capitato a tutti di trovarsi in viaggio o in vacanza all’estero, a Manhattan cosi come nelle isole greche, a Mosca piuttosto che a Parigi, e di individuare con sicurezza un gruppo di persone nella folla : “Quelli”, pensate senza ombra di dubbio, “sono italiani”. E non sbagliate.
Noi italiani, infatti, abbiamo il dono — o il difetto — di farci istantaneamente riconoscere.
Non a causa dell’accento o della fisionomia: possiamo anche restare muti , e nascondere il volto sotto berretto e occhiali scuri. Ma c’e qualcosa, nell’italiano in viaggio, che lo rende quasi sempre inconfondibile, dovun- que sia, qualunque cosa faccia. A volte puo bastare l’abbigliamento: se vedete un uomo di qualsiasi eta con scarpe Timberland ai piedi, avete di fronte un muratore americano (sono gli unici che le indossano nel Pae se in cui vengono prodotte), o assai piu verosimilmente un italiano, specie se ha un maglione legato attorno alla cinta , o un blazer blu troppostretto su un paio di blue jeans troppo stinti . Altre volte non e neanche necessario che l’uomo sia presente, per riconoscerne la nazionalita. Se entrate in una camera d’albergo ap pena il cliente l’ha lasciata per il “check-out”, e non vedete alcun portacenere sui tavolini,nessuna confezione di saponette, shampoo, bagno schiu ma nel bagno, e se per di piu nell’armadio manca l’accappatoio con lo stemma dell’hotel sul taschino, avete la certezza che di li e appena uscito un italiano, con una valigia piena di “souvenir” discretamente sottratti (qualcuno direbbe meno discretamente: rubati) all’albergo dove ha dormito per un paio di notti.
Queste e altre innumerevoli regole per riconoscerci sono un ironico ma in fondo affettuoso contributo allo studio della nostra razza, offerto da un giornalista che si e sforzato di allontanarsi dall’Italia e dagli italiani con i suoi viaggi di lavoro in giro per il mondo, ma come ha confessato al suo direttore Indro Montanelli ha dovuto constatare che dovunque va “c’e sempre un commerciante di Brescia” che lo aspetta. Beppe Severgnini, inviato speciale del “Giornale”, ha raccolto in un libro, Italiani con valigia, il Bel- paese in viaggio (Rizzoli, pagg. 239), i suoi incontri con i propri compatrioti ai quattro angoli del pianeta, e le sue osservazioni “sociologiche”. Il risultato si potrebbe definire con perfidia un “manuale” su come l’italia- no medio non dovrebbe mai comportarsi quando e in vacanza o in viaggio d’affari fuori dai confini nazionali; ma e anche un benevolo “spec chio” per quanti in questi giorni partono per le ferie con la consapevolezza di essere italiani, non tedeschi, giapponesi o americani, e che a questo dato di fatto non c’e modo di riparare.